Il delta di Venere

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Galileo Chini

           

Nacque a Firenze da Elio, sarto e suonatore dilettante di flicorno, e da Aristea Bastiani. Dopo la morte del padre, si iscrisse alla Scuola d’Arte di Santa Croce, a Firenze, dove frequentò i corsi di decorazione. Iniziò a lavorare nella fabbrica di prodotti chimiciPegna, successivamente fu apprendista decoratore nell’impresa di restauri dello zio paterno Dario. Proseguì nell’attività di apprendista fino al 1895 frequentando, oltre l’azienda dello zio, le botteghe di Amedeo Buontempo e Augusto Burchi, entrambi pittori attivi in quegli anni a Firenze.

Dal 1895 al 1897 frequentò saltuariamente la Scuola Libera di Nudo all’Accademia di Belle Arti di Firenze. In questo stesso periodo conobbe la giovane Elvira Pescetti che diventò sua moglie.

A Firenze nel 1896 fondò la manifattura ”Arte della Ceramica” insieme a Giovanni Vannuzzi, Giovanni Montelatici e Vittorio Giunti. Negli stessi anni lavorò a San Miniato affrescando la sala del consiglio comunale e la chiesa di San Domenico.

Nel 1899 sposò Elvira. La primogenita, Isotta, nacque nel 1900 e un secondo figlio, Eros, nel 1901.

Con i lavori in ceramica venne premiato alle esposizioni internazionali di Bruxelles, San Pietroburgo e St. Louis ma nel 1904 abbandonò la vecchia manifattura “Arte della ceramica” per divergenze con la direzione. Due anni dopo, insieme al cugino Chino fonda la “Fornaci di San Lorenzo” che realizzava ceramiche e vetrate ma anche arredamenti d’interni e progettazione di mobili in legno decorati da piastrelle, ceramiche e vetri.

Continuò a esporre in molteplici occasioni, sia in Italia che all’estero. Fino al 1905 si impegnò in una serie di decorazioni e restauri nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Firenze, oltre che in una serie di affreschi presso l’Hotel Cavour (nella stessa Firenze) e presso il Grand Hotel La Pace a Montecatini.

A Milano, in via Settembrini 11, nel Palazzo Pathé sono ben conservati i suoi mosaici.

Nel 1907 espose alla Biennale di Venezia. Dal 1908 al 1911 mantenne la cattedra del Corso di Decorazione alla Regia Accademia di Belle Arti di Roma. Nello stesso periodo iniziò le prime collaborazioni come scenografo teatrale.

Nel 1910 il Re del Siam, Rama V, dopo aver ammirato i suoi lavori alla Biennale di Venezia lo invitò a lavorare a corte, a Bangkok. Nel giugno 1911, Galileo Chini si imbarcò aGenova, diretto in estremo oriente. A Rama V, morto nel frattempo, successe il figlio, il coltissimo Rama VI, che accolse il pittore a Bangkok. Chini affrescò la sala del trono nelpalazzo reale e realizzò una serie di ritratti ufficiali per la famiglia reale e i dignitari di corte. Rientrò dalla Thailandia nel 1913 riportando in Italia una serie di opere paesaggistiche e d’ambiente, che espose nel 1914 alla Mostra della Secessione Romana. Riportò anche una collezione di cimeli orientali che nel 1950 donò al Museo etnografico dell’Università di Firenze.

Nel 1915 insegnò al Corso di Ornato della Regia Accademia di Belle Arti di Firenze. Negli anni successivi affrescò il Palazzo Comunale di Montecatini Terme e la Camera di Commercio di Firenze. Intensificò intanto l’attività di scenografo, arrivando alle prime collaborazioni con Giacomo Puccini per il Gianni Schicchi.

Nel 1921 espose alla Prima Biennale Romana e nel 1924 ancora alla Biennale di Venezia. Tornò a lavorare con Puccini per la Turandot.

Nel 1920 - 1923 a Salsomaggiore Terme completò la decorazione delle Terme Berzieri e, più tardi 1926 nel Grand Hôtel des Thèrmes, curò l’allestimento del salone moresco, della sala delle cariatidi e della taverna rossa; nella cittadina decorò pure alcuni ambienti della villa Fonio (poi Bacciocchi), dell’Hotel Porro (coperti in seguito in occasione di un rammodernamento), dell’Hotel Valentini (in parte coperti) e di un locale notturno a Poggio Diana.

Nel 1925-1926 curò le decorazioni per il Grand Hotel des Thèrmes a Montecatini e per gli ambienti della motonave Augustus.

Nel 1927 ottenne la cattedra di Decorazione pittorica alla Reale scuola di Architettura a Firenze e nel 1928 affrescò la sede milanese della Società elettrica Montecatini. Nel 1930 tornò alla Biennale di Venezia e, per tutto il decennio, si dedicò prevalentemente ad esporre le sue opere in mostre personali, in Italia e all’estero. Nel 1938 lasciò quindi l’insegnamento per raggiunti limiti di età.

Proseguì nell’organizzazione di mostre personali (Bologna, Parigi, Roma, Düsseldorf, ecc.) fino al 1942 quando venne incaricato della decorazione del grande salone interno del Palazzo della Camera del Lavoro di Bologna. Nel 1945 donò al Comune di Firenze una serie di dipinti che rappresentano vedute di zone della città distrutte nel corso della guerra.

Nel 1946 morì la figlia Isotta e, negli anni successivi, la sua attività si andò progressivamente riducendo a causa di seri disturbi alla vista che lo condussero alla cecità.

Nel 1951 espose all’Esposizione Internazionale d’Arte Sacra a Roma, e l’anno successivo Firenze gli dedicò una retrospettiva. Espose ancora a Roma, per la Mostra d’Arte contemporanea, nel 1954 e a Bogotà, in Colombia, nel 1956. Galileo Chini morì il 23 agosto dello stesso anno nella sua casa-studio in via del Ghirlandaio 52, a Firenze. È sepolto nel cimitero monumentale dell’Antella.

Sempre apprezzata, nei decenni successivi, da una ristretta cerchia di estimatori (un suo appassionato collezionista è stato il regista Luchino Visconti), l’opera di Chini sta conoscendo in anni recenti una stagione di attenta rivalutazione, di cui testimonia in maniera significativa anche la mostra dedicatagli nel 2006 dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

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Felice Casorati

                

Nasce a Novara il 4 dicembre 1886 e segue gli spostamenti della famiglia dovuti alla carriera militare del padre. Nel 1906-1907 si laurea a Padova in giurisprudenza, coltivando contemporaneamente interessi musicali e artistici. 

Dal 1901 inizia a dipingere; i suoi primi lavori sono vagamente espressionistici, in gran parte ritratti, eseguiti a matita e a pastello. Nel 1907 la. giuria della Biennale di Venezia accoglie il suo Ritratto della sorella Elvira. 
 Tra il 1909eil 19.11 è a Napoli e successivamente a Verona. Il 1912 è un anno importante per Casorati che realizza opere quali Le Signorine e Bambina, in cui è in atto una sintesi tra simbolismo e realismo tradotta in forme nitide, psicologicamente straniate, accompagnate da un aspetto tecnico complesso ed elaborato; Casorati usa infatti colori stemperati con glicerina che vela con cera trasparente. Nel 1913 in seguito alla mostra personale all’Esposizione di Ca’ Pesaro a Venezia, entra in contatto con Martini e Garbari e realizza una serie di tempere, acqueforti, acquetinte e puntesecche di impronta visionaria, informata da un clima secessionista. Allo scoppio del conflitto mondiale parte per il fronte e al suo ritorno si stabilisce a Torino dove conosce Gobetti al cui gruppo degli «Amici di Rivoluzione Liberale» aderisce nel 1922.

Negli anni Venti il lavoro di Casorati ha un’ulteriore evoluzione l’artista guarda al passato aureo di Piero della Francesca, Mantegna, Raffaello e realizza opere di grande limpidezza e misura, lontane dal monumentalismo eroico del Novecento. Il suo uso del colore è nitido e misurato, le campiture piatte, nella costruzione di spazi geometrici. In questi anni Casorati sviluppa una profonda attenzione nei confronti del lavoro dei giovani artisti, che rende operativa organizzando collettive e venendo a creare una vera e propria «scuola». Nel 1924 Casorati espone alla Biennale di Venezia e nel 1926 espone alla I mostra del Novecento italiano continuando a essere presente anche in quelle successive, pur mantenendo all’interno del gruppo un’aristocratica indipendenza. Dal 1928 è incaricato della cattedra di Arredamento e decorazione di interni presso l’Accademia Albertina di Torino e nel 1933 inizia una collaborazione con il Maggio Fiorentino come scenografo e costumista. Dal 1934 lavora per il Teatro dell’Opera di Roma e dal 1936 perla Scala di Milano; nel 1930 e 1938 partecipa alla Biennale di Venezia con una sala personale.

Nel 1935 accoglie nel proprio studio la .Collettiva di Arte Astratta Italiana. Intorno agli anni Trenta il suo lavoro subisce un’ulteriore modificazione: quella compostezza nitida e straniata che è stata definita realistico-metafisica si scompone e si altera mentre il colore si arricchisce di tonalità più calde e contrastate. C’è inoltre nel Casorati degli anni Quaranta un ripiegamento sui temi secessionisti dei suoi inizi, evidenti anche nella sua parallela attività di scenografo. Nel 1948 fa parte della commissione d’accettazione della sezione italiana della Biennale di Venezia. Muore a Torino il 1° marzo 1963. (DT)

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Alfonso e Nicola Vaccari

Lolita sul letto - olio su tela - cm 80x50  2010.jpg

ALFONSO E NICOLA VACCARI, gemelli pittori  classe 1961, sono nati a Forlì dove vivono e lavorano. Dipingono a quattro mani. Si sono diplomati al liceo artistico di Ravenna e all’Accademia di Belle Arti di Bologna - corso di Pittura ; hanno esordito nell’85 con una mostra a cura di Achille Bonito Oliva a Bergamo, dal titolo DESIDERETUR, entrando a far parte della generazione successiva alla Transavanguardia italiana. 
La loro ricerca artistica negli anni è proseguita verso un ritorno all’ordine, nell’ambito del neorealismo, sino ad approdare nella Nuova Figurazione italiana. 
Hanno partecipato a numerose mostre collettive e personali a livello nazionale e internazionale, come indipendenti; sono considerati fra i maggiori esponenti della pittura di paesaggio contemporaneo. 
La loro ricerca pittorica verte su soggetti di paesaggi notturni urbani e sulla centralità della figura femminile. Si sono occupati di critica d’arte e giornalismo, di performance teatrali di pittura sinestetica e di cinema, con un cortometraggio rivoluzionario dal titolo “Dietro l’angolo del sogno” - Tondini Production. 
Dal 1995 insegnano in un corso di formazione artistica a livello accademico, di disegno e pittura, sostenuto dal centro sportivo Libertas di Forlì. E’ uscito nel sett. del 2008 un loro romanzo edito da Azimut, dal titolo: “Angeli senza ali”. 
La loro pittura è un linguaggio artistico che guarda alla realtà quotidiana, al recupero della memoria attraverso scenari notturni, come luoghi vissuti nella contemporaneità.  Hanno partecipato alla serie di mostre curate dalla Migheli Arte di Bari: “City of Angeles”, facendosi apprezzare anche in molti ambienti dell’arte contemporanea del sud Italia.  Ultimamente hanno eseguito importanti in luoghi prestigiosi, come la stanza N° 208 dal titolo “Nottetempo”, all’Alexander Museum Palace Hotel di Pesaro.
Sono stati scelti  da Vittorio Sgarbi, assieme ad altri , ad esporre alla collettiva di Palazzo Pianciani al Festival dei due Mondi di Spoleto ediz. 2010. Fra i critici e personaggi noti, che hanno maggiormente apprezzato le loro opere sono: Claudio Cerritelli, Claudio Spadoni, Silvia Arfelli, Vittorio Sgarbi, Achille Bonito Oliva, Flaminio Gualdoni, Dacia Maraini, Red Ronnye, Francesco Gallo, Marco Dallari, Gianfranco Labrosciano, Camillo Langone, Jean Blanchaert ed altri.

http://anvaccari.blogspot.it/

http://www.anvaccari.sitiwebs.com/

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